giovedì 3 novembre 2011

E tra un villaggio e l' altro...i magnifici paesaggi della Guinea Bissau..



Foto: copyright a1oradaqui.blogspot.com

Tutti a scuola!





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Finalmente qualche foto!


Ambulatorio di Bigene: Joaquim da disposizioni alle mamme che attendono di far visitare i propri figli. Alcune provengono da villaggi "lontani" e hanno fatto fino a sette chilometri a piedi.



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martedì 1 novembre 2011



Desculpe per la presenza di una solo foto, ma qui è più facile vedere un cobra (proprio sotto casa) che trovare una connessione internet. Domani probabilmente riusciremo a caricare qualcosa in più. Però, se riuscite a collegarvi con le frequenza di Radio Comunitaria Bigene potreste ancora riuscire a sentirci on air: siamo stati intervistati dalla piccola (a dir poco) emittente locale (ascoltata addirittura in...tre villaggi!) interessata a conoscere il motivo del nostro arrivo.
La radio, ma non solo. Nella mattinata siamo stati all’Ambulatorio di Bigene: lì arrivano bimbi denutriti e malati, che si affidano alle cure del “dottor” Joaquim, senza laurea ma l’unico nella zona che abbia qualche conoscenza medica.
E poi, la scuola. Privata e pubblica. Non c’è la Gelmini qui, ma anche in Guinea Bissau esistono le classi “pollaio”: fino a cinquanta alunni in una sola aula. Meno male che ci sono la passione degli insegnanti e le canzoncine dei bambini, che nella ricreazione ci hanno deliziati con balli e canti tradizionali.
E mentre in Europa si giocava la Champions league, noi siamo andati a trovare i Campioni di Bigene: la squadra del villaggio di Senquerem, che ha trionfato nel campionato locale. Una chiacchierata con loro – che ci hanno spiegato come il villaggio investa molto nel torneo e quanto sia seguito – seguita da una improvvisata partitella tra Barcellona e Porto. Infine, la Storia: un reduce della guerra d’indipendenza, compagno di avventura di Amilcar Cabral, l’eroe dell’autonomia della Guinea Bissau dal Portogallo, che ci ha raccontato dei sei mesi in Russia per “imparare la guerra”. A distanza di 40 anni ancora una cosa lo sorprendeva: a Mosca stavano tutti chiusi in casa perché faceva troppo freddo, esattamente l’opposto di quanto accade qui.
A domani. Ci sentiamo da Ingorè.

lunedì 31 ottobre 2011

El primero dia in Bissau

Buon viaggio, cappelli e bambum... No, non siamo già impazziti per il caldo africano o qualche chilometro di troppo: in queste poche parole c’è il saluto benaugurante pre-partenza e il succo dei primo giorno made in Bissau. Arrivati senza troppi intoppi in Guinea Bissau nella calda notte, abbiamo già affrontato il primo approccio con la realtà. I giuseppini del Murialdo che ci hanno gentilmente ospitati, l’instancabile Giusy che ci ha accompagnati in giro per la città, con la sua guida sportiva ora che i semafori ci sono ma non funzionano. Ed eccoci al Bandim, il mercato cittadino che ci accoglie tra banchetti di carne macellata al momento e frutta, lamine di ferro e bambini che giocano alla playstation. Sì, alla playstation.
Poi di colpo, Casa Bambaran. Un orfanotrofio e una casa d’accoglienza per bimbi, che si colora a festa grazie alla maestria delle donne che ci lavorano e la voglia di giocare dei più piccoli. C’è Mumi che la mamma ha lasciato al suo destino perché ha la testa rotta nel vero senso della parola, ma si è operata in Italia e ora è sanissima, c’è AnaClara di cui i genitori si sono disfatti dopo pochi giorni dalla nascita, ma che ora ha tante persone a cui chiedere Bambum, ovvero “prendimi in braccio”.
E in braccio ci vogliono stare anche i tanti bambini ricoverati alla Clinica Bor, esempio di efficienza e buona volontà di medici e personale come Dionisio e Fernando, cervelli di ritorno. Hanno studiato in Italia, ma sono voluti tornare e mettere la professionalità a disposizione della loro terra. È la via del “yes, we can”: la scritta l’hanno riportata anche nel giardino della clinica per convincersi che “si può fare”, nella zona della città che non a caso ospita anche la scuola primaria “Barack Obama”.
E ora, eccoci a scrivere da Bigene, dove con il foggiano Padre Ivo ci siamo sciroppati una settantina di km percorsi “solo” in 3 ore e mezza. Quaranta con l’asfalto, trenta di foresta verso il nord del Paese. Meno male che ad attenderci, oltre alla gente dei villaggi che correva a salutare se richiamati dal clacson della Toyota, c’era anche la pizza di Rosa da Deliceto.
E finisce così il primero dia in Guinea Bissau. Ah, “buon viaggio e cappelli” ce l’ha suggerito l’ultima persona che abbiamo incontrato prima da partire da Roma. Ci ha spiegato che l’insolazione fa brutti danni. Finora pochi, ma tanto sudore.